Autodifesa per le donne - introduzione

25.11.2021

Autodifesa per le donne - introduzione

Autodifesa per le donne - introduzione

 

Negli ultimi tempi osservando i fatti di cronaca si e' rilevato un aumento di episodi di violenza nel nostro paese, soprattutto nei confronti delle donne.

La violenza sulle donne è un argomento difficile e torbido, per raggiungere il quale è necessario partire da lontano. La prima constatazione è che le donne sono vittime sia di conoscenti che di persone che le vedono per la prima volta e che dopo averle osservate concludono che sono indifese e decidono di aggredire. Una volta avvenuto ľattacco è di solito troppo tardi e il danno sia fisico che psicologico e' gia' avvenuto, questo fatto si può paragonare ad un incidente stradale o domestico. Per essere più precisi la spensieratezza di un momento precedente viene spazzata via dal terrore e dal trauma di ciò che accade un minuto dopo.

Il corpo femminile ha una massa ed una forza fisica inferiore a quello maschile, e di solito in quei casi è paralizzata dal terrore e dallo shock inattesi, questa è la seconda constatazione. In pratica una qualsiasi reazione è a volte impossibile, ma anche se tentata, essa può essere inadeguata e può' suscitare anche un peggioramento della situazione, ovvero incitare ľaggressore ulteriormente alla violenza.

Presupponendo per un momento che la donna arrivi per così dire “preparata” al momento in cui dovrebbe avvenire la violenza, la reazione sarebbe probabilmente di fulminare ľagressore con un elettroshock o spray al pepe che aveva estratto dalla borsetta e teneva già in mano. Ma di solito avviene che la malcapitata viene pedinata e colta di sorpresa oppure che sia già troppo rassegnata da anni di violenza fisica e mentale.

Oltre ad armi non da fuoco tascabili, esistono metodi e corsi di autodifesa a mani nude, ma ľapplicazione di queste tecniche per salvarsi dai malintenzionati è possibile di solito solo dopo anni di pratica, e forse neanche in questo caso sono sufficientemente efficaci. Ľapprendimento di tali tecniche può durare anche più' a lungo della durata di un liceo e non tutte hanno il tempo né le risorse per permetterselo. Inoltre ad ogni persona può per così dire calzare una certa disciplina tra le molte che sono sul mercato, e molte persone rinunciano appena iniziato perché' pensano che non sono adatti a nessuna, oppure si sentono frustrate perché' non credono nelle proprie capacità' o  l'istruttore non è sufficientemente competente oppure e' poco incline e inadatto a principianti non troppo motivati. Per gli altri la ricerca della propria arte marziale e del "maestro" può durare altrettanto a lungo o anche di più' dello stesso apprendimento. Di solito queste tecniche sono adattamenti europei di varie arti marziali sia occidentali che orientali, ma non è detto che siano sufficientemente efficaci o usabili al momento del bisogno.

A qualcuno che non ha mai fatto dello sport può sembrare assurdo cominciare a frequentare una scuola di arti marziali per vari motivi che possono essere semplificati così: quello è un cerchio chiuso di persone e non vorranno avere dei principianti, è un interesse tutto al maschile, o addirittura: non ne sò niente e pertanto non conviene neanche iniziare. Una volta però oltrepassata la soglia di un “dojo” si entra in un universo di persone dedicate e impegnate alla pratica e alľinsegnamento di discipline da combattimento, dove ogni nuovo arrivo è di solito benvenuto. Non è detto che una volta iniziata la pratica, si resti legati ad una certa disciplina o federazione alľ interno di essa, ma è invece possibile cambiare. Quì entra in gioco la figura del maestro, che può andare bene a qualcuno ma non a tutti, può essere colmo di sapere ma scorbutico, può essere sinceramente dedito alla pratica oppure solo alľincentivare il numero di studenti e quindi il proprio guadagno. Per scoprire come tutto ciò funzioni c'è bisogno e non  c'è altro modo che investire tempo, sudore e risorse. L'apprendimento è un percorso pieno di sentieri che svaniscono, strade senza uscita e porte girevoli che non portano da nessuna parte, ma la retta via anche se ben nascosta si può trovare perseverando. Un fenomeno che predomina sull' apprendimento e' costituito dall' agonismo e dallo sport che e' demotivante per chi non vuole gareggiare nel combattimento ma semplicemente imparare a difendersi.

La maggior parte di queste scuole sono disponibili sia ad adulti che a bambini, o addirittura anche se si è un pò più in là con gli anni. Facendo pratica aumenta la stima di sé, si può socializzare, rilasciare stress, tenersi in forma e forse anche scoprirla come una passione. Infine la grande domanda: chi è piccolo di statura può o non può difendersi da una persona più grande? Osservando i professionisti dello sport si direbbe di no visto che e' di regola dividere i combattenti in categorie di peso, ma una disciplina o un'arte dovrebbe escludere la differenza di statura forza e peso, lasciando che sia la tecnica a fare la differenza. E' proprio "tecnica" e' la parola chiave, e vuol dire in questo caso: come fare qualcosa, ovvero difendersi, nel senso che se non si ha forza sufficiente, o braccia troppo corte, si può' usare ciò che si ha con maggior efficacia.

Marko Šorgo