La storia di Spiridon Gopčević: astronomo, scienziato e… truffatore

20.10.2020

La storia di Spiridon Gopčević: astronomo, scienziato e… truffatore

Foto:Il Pallazzo Gopcevich Trieste

La famiglia proveniva da un paesino del Montenegro

Il segreto della bellezza di Palazzo Gopcevich risiede nella sua perfetta posizione, incastonato come il candito di una torta nella delicata filigrana architettonica del Canale Ponterosso. Il pensiero, guardando la facciata riflettersi nello specchio d’acqua del Canale, corre allora al fato del suo proprietario, Spiridione: grande armatore navale tragicamente morto suicida per un fallimento finanziario. Chissà in quale modo questa morte impattò il giovanissimo figlio, Spiridon Gopčević: un personaggio oggigiorno dimenticato, eppure nel panorama della Mitteleuropa fin de siecle un astronomo e giornalista di prim’ordine.
La tentazione di camuffarsi da psicanalista, di rintracciare nel suicidio del padre le ragioni del comportamento del figlio sono irresistibili, ma si tratterebbe di cattivo giornalismo.
Ripercorriamo allora le origini di Spiridon e riviviamone la vicenda biografica, negli ultimi anni entrata a ragione nella storia della scienza triestina, nella compagnia di un altro antenato illustre, quel Marino Gopcevich fondatore nel 1945 della divisione neurologica dell’Ospedale Maggiore.

Il telescopio di Leo Brenner

Spiridon Gopčević nasce a Trieste nel 1855; la famiglia proveniva da un paesino del Montenegro, ma aveva guadagnato fortuna e ricchezze a Trieste, costruendo quel Palazzo (1850) sede odierna del Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. Dopo aver frequentato l’Università a Vienna, Spiridon matura convinzioni nazionaliste, affratellandosi alla causa serba. Scrive nel 1889 un saggio etnografico, “Macedonia, vecchia Serbia“, e in seguito alla morte della madre s’impegna in una fulminante, ma polemica carriera giornalistica. Lo troviamo quale combattente, più che corrispondente di guerra, durante le insurrezioni di fine ottocento in Erzegovina e successivamente quale giornalista nel conflitto ottomano-montenegrino e durante una rivolta in Dalmazia. I reportage sono ben scritti, pugnaci e vibranti, ma già rivelano il personaggio; sembra infatti che Spiridion lavorasse molto di fantasia, preferendo inventarsi scene e dettagli che spacciava come testimonianze dal fronte.
Successivamente Spiridion viaggia un po’ dovunque in Europa, passando dal gelo della Siberia alla “novità” degli Stati Uniti e infine ritornando nella cara Trieste, dove riprende a scrivere in tedesco per diversi giornali. L’anima polemica si fa nuovamente sentire e dopo aver infangato l’amministrazione asburgica viene arrestato e trascorre diversi mesi in carcere. Ed è in questa fase che il giornalista dall’animo serbo si converte alla scienza; cambia nome, diventa “Leo Brenner“, abbandona Trieste e si trasferisce a Lussinpiccolo/Lošinj.
Qui edifica un osservatorio astronomico, “Manori“, dotato di un potente telescopio e si dedica, complice il clima temperato dell’isola, alle osservazioni del cielo stellato. Il nome dell’osservatorio, intitolato alla moglie, una ricca nobile austriaca, sottolinea quale fosse la fonte dei finanziamenti.
Leo Brenner, “rinato” a 35 anni, si appassiona velocemente all’astronomia, producendo dall’apertura dell’osservatorio (1894), un flusso continuo di dati, osservazioni e cartine celesti. Un lavoro disordinato, ma vulcanico che riflette il prodotto di lunghe nottate sotto le stelle, dedicate alla contemplazione delle stelle. Brenner compie azzeccate rilevazioni a proposito della Luna, di Marte e degli anelli di Saturno; e i suoi stessi disegni rivelano un’abilità rara. Verso la fine del 1890 il suo lavoro attira l’attenzione degli astronomi Philipp Fauth e Perceival Lowell che rimangono affascinati dal lavoro del giovane, incontrandolo nel suo piccolo laboratorio.
La sua prima pubblicazione in campo astronomico, una monografia su Saturno, riceve le lodi dello The Observatory British Journal: “Veramente un magnifico saggio… L’aspetto che ci permette di considerarlo un lavoro “magnifico” consiste in una serie di carte finemente inchiostrate. A questo proposito possiamo affermare con sicurezza che nulla di questo genere è mai stato pubblicato a livello di finezza e qualità di dettagli”.
La pubblicazione “saturnina” circola nel mondo scientifico e incontra l’approvazione della rivista “Spaziergaenge durch das Himmelszelt” (1898) e della “Beobachtungs-Objecte fuer Amateur-Astronomen” (1902).Tuttavia è un successo di breve durata. Insoddisfatto di non aver conquistato quella fama… stellare a cui ambiva, Brenner inizia a proporre risultati scientifici sempre più strabilianti, sempre più difficili da sostenere. La vecchia abitudine giornalistica d’inventare i fatti fa capolino, seppure frammista a un lavoro di scienziato innegabile.
Dopo aver raffigurato con esattezza maniacale i canali di Marte, superando lo stesso Lowell, Brenner afferma di aver visto, in uno spiraglio tra le nuvole di Venere, degli “oceani“. E nelle pubblicazioni successiva ritiene di aver scoperto qual è il tempo di rotazione del pianeta che individua nella cifra assurda, ma precisa fino all’ultimo secondo di 23 ore 57 minuti e 36,27728 secondi. Verso l’inizio del ‘900 afferma di aver scoperto la velocità delle rotazioni rispettivamente anche di Mercurio e Urano; giungendo persino a scrivere di aver individuato le stelle che compongono la M31 Nebula (odierna Galassia di Andromeda). Imprese impossibili per un telescopio d’inizio ‘900. Il positivismo di fine ottocento si mescola allo spiritismo, contiene tratti (e discipline) regressivi e antiquati, ma rimane un mondo di scienziati che perseguono un ideale di assoluto rigore. A partire dal 1898 l’editore “Astronomische Nachrichten Heinrich Kreutz” rifiuta pertanto la pubblicazione a Brenner; e negli ambienti scientifici circola ormai la voce che sia un truffatore.

Il cratere Leo Brenner sulla Luna, intitolato dall’amico Philipp Fauth

Lo storico austriaco Martin Stangl, scrivendo a proposito di Leo Brenner, lo descrive come un megalomane, con “una fissazione quasi patologica per la fama e il riconoscimento”, a cui era congiunta una “sopravvalutazione del possibile”. Brenner voleva di più; sempre di più. E quest’ossessione presto si trasforma in un torrente di velenosi attacchi ai colleghi astronomi, incapaci di comprenderne il genio: in particolare le recriminazioni contro due scienziati apprezzati come Camille Flammarion e l’allievo Eugéne Antoniadi hanno l’unico effetto di ostracizzarlo dalla scena accademica.
Brenner non demorde e sceglie di pubblicarsi da sé, con una propria rivista che scrive, impagina e pubblica per suo conto: la Astronomische Rundschau. Lo scienziato continua a osservare gli astri e pubblica così le proprie osservazioni, ma la rivista contiene anche un fiume di invettive, litigi e attacchi rancorosi a qualunque personaggio osi criticarlo.
La mancanza di collaboratori non rappresenta in quest’ambito un problema, perchè Brenner semplicemente ripubblica articoli di scienziati dell’epoca, “piratandoli”: troviamo così pezzi di Simon Newcomb, Thomas See ed Edward Barnard.
Dopo aver rovinato una carriera che sembrava promettente, Brenner nel 1909 rivela il suo vecchio nome “montenegrino” e vende tutto: rivista, Osservatorio e biblioteca. Si trasferirà negli Stati Uniti, ritornerà in Europa durante la Prima Guerra Mondiale e continuerà fino alla morte un’attività di giornalista politico. I suoi ultimi anni si smarriscono nel mistero della morte, avvenuta nel 1928; secondo Philipp Fauth si suicida, secondo altri muore in povertà a Berlino.
La figura di Spiridon Gopčević/Leo Brenner riemerge di tanto in tanto sui giornali e le pubblicazioni; non solo le ricerche astronomiche che compì a Lussinpiccolo rimangono notevoli, ma la sua stessa attività di giornalista ed etnografo della gioventù contengono materiale interessante, sebbene viziato dall’incertezza di un uomo che lavorava con la fantasia. Un cratere lunare intitolato col suo nome d’arte – Leo Brenner – testimonia la sua complicata eredità: genio per alcuni, truffatore per altri.

Fonte:Trieste All News